La storia di Marco Morosini è il racconto di un percorso costruito fuori dagli schemi, dove design, impresa, cultura e territorio convivono senza mai separarsi. In questo articolo ripercorriamo i passaggi chiave emersi nell’intervista realizzata da Tuono nel suo studio di Pesaro: una conversazione profonda sul lavoro, sulle scelte e su un’idea di creatività come atto concreto e quotidiano.
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Marco Morosini nasce a Pesaro nel 1972, in una città di mare che ha sempre vissuto di lavoro, relazioni e creatività concreta. È qui che si forma uno sguardo capace di tenere insieme progettualità e istinto, disciplina e libertà, elementi che diventeranno centrali nel suo percorso di designer, autore e imprenditore culturale.
Studia Communication Design all’I.S.I.A. di Urbino, uno dei luoghi più significativi per la cultura del design italiano, per poi proseguire la formazione alla Fachhochschule di Augsburg, in Germania, dove si laurea con lode. Due contesti diversi, complementari, che gli permettono di sviluppare un approccio solido ma aperto, capace di dialogare con linguaggi, culture e mercati differenti.

L’ingresso nel mondo professionale avviene a Pesaro, nello studio di Massimo Dolcini, figura chiave della grafica di pubblica utilità e riferimento fondamentale per una generazione di progettisti. Qui Morosini entra in contatto con un’idea di design come strumento sociale, capace di incidere sulla vita quotidiana delle persone e non solo sull’estetica dei prodotti.
Nel 1996 si trasferisce a Vienna, dove lavora per un anno presso il No Frontiere Design Studio, uno dei laboratori più avanzati sui linguaggi multimediali. È un periodo di sperimentazione intensa, che amplia il suo vocabolario visivo e lo avvicina a una concezione del progetto come sistema aperto, in continua evoluzione. Poco dopo incontra Oliviero Toscani, con cui inizia una collaborazione che segna profondamente il suo percorso. Lavora per Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton, e per Colors Magazine, per poi spostarsi tra New York, Parigi e l’Italia, collaborando con Talk Magazine, Libération e L’Espresso.
Esperienze che consolidano una visione internazionale, pur mantenendo uno sguardo fortemente personale e indipendente. Nel 2001 fonda a Pesaro lo studio di comunicazione Marco Morosini. Una scelta precisa: costruire un lavoro globale senza rinunciare al legame con il territorio.
Da qui nascono collaborazioni con realtà di primo piano come Ferrari, Maserati, Lamborghini, Valentino Rossi VR46, Alberta Ferretti, Iceberg, la Regione Emilia-Romagna e altri brand e istituzioni internazionali. Nel 2005, insieme a Barbara Marcolini, fonda BRANDINA, un progetto che unisce design, memoria e identità territoriale.
Le borse e gli accessori realizzati con il tessuto dei lettini da spiaggia diventano rapidamente un’icona della Riviera Adriatica, simbolo di un modo diverso di fare impresa: radicato, riconoscibile, autentico. Intorno a BRANDINA nasce anche Gran Buffet, uno spazio conviviale e culturale che diventa luogo di incontro, scambio e socialità, estensione naturale di una visione che mette al centro le persone prima dei prodotti.
Parallelamente, Morosini si dedica al recupero del Castello di Granarola, nelle Marche, trasformandolo in una residenza storica e in un luogo di accoglienza internazionale.

Ogni ambiente viene progettato come un processo creativo autonomo, capace di ospitare artisti, progettisti e viaggiatori. Accanto al castello nasce anche il circolo delle bocce, pensato come spazio informale di relazione, dialogo e comunità. Nel 2014 espone a Miami durante Art Basel con il progetto “The Art of Selling a Bag”, un’indagine sul confine tra arte, design e commercio.
Da questa esperienza nascono un documentario, diretto dallo stesso Morosini, e un libro fotografico. Le sue mostre personali vengono presentate in Italia e all’estero, da Cattolica a Rimini, da Milano a Vicenza, fino a Los Angeles, San Francisco e Miami. È autore dei libri “Kosovars”, “DividiRimini” e “No Copyright” per Electa, e nel 2023 pubblica il romanzo “Maledetto” per la casa editrice Argentodorato.
Oggi Marco Morosini continua a disegnare nel suo studio di Pesaro, circondato dai suoi collaboratori, dalla moglie Barbara e dalla figlia Margherita, sempre accompagnato dalla musica. Il suo pensiero si muove attorno a pochi principi chiave: fare ciò che si ama, continuare a camminare anche senza conoscere la destinazione finale, credere nella bellezza diffusa e allenare lo sguardo per riconoscerla.

© marcomorosini.com
Essere indipendenti, curiosi, e quando serve, anche sovversivi. Noi di Tuono lo abbiamo intervistato nel suo studio di Pesaro, per raccontare da vicino il suo percorso, il suo metodo e il modo in cui ha costruito un lavoro capace di attraversare territori, discipline e generazioni.
Le origini: Pesaro e la formazione dello sguardo
Marco Morosini nasce a Pesaro nel 1972, in una città di mare dove il lavoro è sempre stato legato alle relazioni, alla concretezza e al fare. Nel racconto emerge chiaramente come questo contesto abbia contribuito a costruire uno sguardo capace di tenere insieme disciplina e libertà, progettualità e istinto. Pesaro non è solo il punto di partenza della sua storia, ma una presenza costante nel suo modo di pensare e lavorare.
La formazione tra Urbino e la Germania
Il percorso di studi inizia all’I.S.I.A. di Urbino, uno dei luoghi più importanti per la cultura del design italiano. Prosegue poi alla Fachhochschule di Augsburg, in Germania, dove Morosini si laurea con lode. Nell’intervista racconta come il confronto tra questi due mondi – italiano e mitteleuropeo – sia stato fondamentale per sviluppare un approccio solido ma aperto, capace di dialogare con linguaggi e mercati diversi.
Massimo Dolcini e il design come responsabilità sociale
L’ingresso nel mondo professionale avviene nello studio di Massimo Dolcini, figura chiave della grafica di pubblica utilità. Qui Morosini entra in contatto con un’idea di design che va oltre l’estetica e diventa strumento sociale. Un passaggio decisivo: il progetto come atto di responsabilità, capace di incidere sulla vita quotidiana delle persone.
Vienna e la sperimentazione multimediale
Nel 1996 si trasferisce a Vienna per lavorare al No Frontiere Design Studio. È un periodo di intensa sperimentazione sui linguaggi multimediali e sui sistemi visivi complessi. Morosini racconta questa esperienza come una palestra fondamentale, dove ha imparato a concepire il progetto come organismo aperto, in continua evoluzione.
Fabrica, Toscani e l’apertura internazionale
L’incontro con Oliviero Toscani segna una svolta importante. Morosini lavora per Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton, e per Colors Magazine. Da qui iniziano collaborazioni internazionali tra New York, Parigi e l’Italia con realtà come Talk Magazine, Libération e L’Espresso. Esperienze che consolidano una visione globale senza mai perdere indipendenza.
Lo studio Morosini: lavorare globali restando locali
Nel 2001 fonda a Pesaro lo studio di comunicazione Marco Morosini. Una scelta precisa: costruire un lavoro internazionale restando profondamente legati al territorio. Da qui nascono collaborazioni con Ferrari, Maserati, Lamborghini, Valentino Rossi VR46, Alberta Ferretti, Iceberg e numerose istituzioni. Nel video racconta questa decisione come una forma di libertà, prima ancora che una strategia.
BRANDINA: impresa, memoria, comunità
Nel 2005, insieme a Barbara Marcolini, fonda BRANDINA. Un progetto che trasforma il tessuto dei lettini da spiaggia in borse e accessori diventati simbolo della Riviera Adriatica. BRANDINA rappresenta un modo diverso di fare impresa: radicato, riconoscibile, autentico.
Il Castello di Granarola e l’ospitalità creativa
Parallelamente Morosini si dedica al recupero del Castello di Granarola, nelle Marche. Una residenza storica trasformata in luogo di accoglienza internazionale per artisti, progettisti e viaggiatori. Ogni ambiente viene pensato come un processo creativo autonomo, capace di generare relazioni e comunità.
Arte, mostre e libri
Nel 2014 espone a Miami durante Art Basel con il progetto “The Art of Selling a Bag”, un’indagine sul confine tra arte, design e commercio. Da questa esperienza nascono un documentario e un libro fotografico. È autore dei libri “Kosovars”, “DividiRimini” e “No Copyright” per Electa e, nel 2023, pubblica il romanzo “Maledetto”.
Il pensiero di Marco Morosini
Al centro della sua visione ci sono pochi principi chiave: fare ciò che si ama, continuare a camminare anche senza conoscere la destinazione, allenare lo sguardo per riconoscere la bellezza diffusa. Essere indipendenti, curiosi e, quando serve, anche sovversivi. Un pensiero che attraversa tutto il suo lavoro.
L’intervista di Tuono Media
Noi di Tuono abbiamo intervistato Marco Morosini nel suo studio di Pesaro per raccontare da vicino il suo percorso, il suo metodo e la sua visione. La storia di Marco Morosini non è solo il racconto di una carriera, ma una lezione di imprenditoria culturale, design e libertà creativa.
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