Se stai cercando di capire cosa rimane del Piano Transizione 5.0 nel 2026 e cosa ha preso il suo posto, sei nel posto giusto. Negli ultimi mesi il quadro normativo è cambiato in modo significativo: il credito d’imposta originario si è esaurito, una parte delle imprese è rimasta esclusa per mancanza di fondi, il Governo è intervenuto con due decreti in rapida successione, e nel frattempo la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un sistema completamente diverso — l’iperammortamento — che sostituisce sia Transizione 5.0 che Industria 4.0.
Questa guida mette ordine in un tema che fa confusione anche tra i professionisti. Trovi tutto quello che devi sapere: chi ha ancora diritto a qualcosa, come funziona il nuovo strumento, quali beni rientrano, le percentuali di maggiorazione e le scadenze operative.
Se stai cercando di capire cosa rimane del Piano Transizione 5.0 nel 2026 e cosa ha preso il suo posto, sei nel posto giusto. Negli ultimi mesi il quadro normativo è cambiato in modo significativo: il credito d’imposta originario si è esaurito, una parte delle imprese è rimasta esclusa per mancanza di fondi, il Governo è intervenuto con due decreti in rapida successione, e nel frattempo la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un sistema completamente diverso — l’iperammortamento — che sostituisce sia Transizione 5.0 che Industria 4.0.
Questa guida mette ordine in un tema che fa confusione anche tra i professionisti. Trovi tutto quello che devi sapere: chi ha ancora diritto a qualcosa, come funziona il nuovo strumento, quali beni rientrano, le percentuali di maggiorazione e le scadenze operative.
Che cos’è Transizione 5.0 e perché se ne parla ancora nel 2026
Il Piano Transizione 5.0 è stato istituito dall’articolo 38 del Decreto Legge 2 marzo 2024, n. 19, convertito con modificazioni dalla Legge 29 aprile 2024, n. 56. Il suo obiettivo era sostenere le imprese italiane nella doppia transizione — digitale ed energetica — attraverso un credito d’imposta per investimenti effettuati dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025.
Per accedere al beneficio era necessario che gli investimenti rientrassero in un progetto di innovazione in grado di generare una riduzione dei consumi energetici della struttura produttiva non inferiore al 3%, oppure una riduzione dei consumi energetici dei processi interessati dall’investimento non inferiore al 5%. Il tutto gestito attraverso la piattaforma informatica del GSE — Gestore dei Servizi Energetici — che aveva il compito di verificare la conformità tecnica degli investimenti.
La dotazione complessiva era di 6,3 miliardi di euro, nell’ambito dei 12,7 miliardi del piano REPowerEU. Nonostante le risorse stanziate fossero ingenti, la misura ha registrato una domanda molto superiore alle aspettative, portando all’esaurimento anticipato dei fondi nel novembre 2025. Da quel momento in poi molte imprese si sono trovate in una situazione di incertezza: avevano già ricevuto il via libera tecnico dal GSE, ma non sapevano se avrebbero ottenuto il credito d’imposta.
Ecco perché Transizione 5.0 si parla ancora nel 2026: ci sono imprese che aspettano di capire cosa spetta loro, e un nuovo strumento — l’iperammortamento — che ha preso il posto del vecchio credito d’imposta per i nuovi investimenti.
Il credito d’imposta residuo: chi può ancora usarlo e come
Per le imprese che hanno completato gli investimenti entro il 31 dicembre 2025 e presentato regolare comunicazione di completamento entro il 28 febbraio 2026, il credito d’imposta non utilizzato non va perso. Secondo la Risoluzione n. 1/E del 12 gennaio 2026 dell’Agenzia delle Entrate, il credito residuo viene automaticamente ripartito in cinque quote annuali di pari importo, riferite agli anni dal 2026 al 2030.
Questo significa che le imprese possono continuare a utilizzare il credito in compensazione tramite modello F24, indicando il codice tributo 7072 istituito con la risoluzione n. 63/2024, fino al 2030. Le quote sono visibili nel cassetto fiscale accessibile dall’area personale del sito dell’Agenzia delle Entrate, dove è possibile controllare l’importo complessivo residuo, la quota spettante per ciascun anno e l’annualità di utilizzo.
Un dettaglio importante: una volta effettuata la ripartizione in cinque quote annuali, il plafond relativo agli anni 2024 e 2025 viene ridotto dell’importo ripartito. Il credito residuo al 31 dicembre 2025 risulta quindi formalmente azzerato, poiché redistribuito sugli anni successivi.
Per le imprese che volevano cumulare Transizione 5.0 con Transizione 4.0 per gli stessi beni, il Decreto Legge 21 novembre 2025, n. 175 ha chiarito che i due crediti non sono cumulabili per i medesimi investimenti. Chi aveva presentato domanda per entrambi avrebbe dovuto optare per uno dei due entro il 27 novembre 2025.
Le imprese escluse per esaurimento fondi: cosa spetta loro nel 2026
Questo è il capitolo più complesso e anche quello che ha generato più polemiche nel mondo imprenditoriale. Con il Decreto Legge 27 marzo 2026, n. 38 — il cosiddetto Decreto Fiscale — il Governo aveva inizialmente previsto per le imprese rimaste escluse per esaurimento dei fondi un credito d’imposta compensativo pari al 35% dell’importo richiesto, entro un limite complessivo di 537 milioni di euro.
La misura ha suscitato reazioni durissime: le associazioni di categoria e il mondo delle imprese hanno contestato il taglio drastico rispetto agli importi originari, considerandolo un vero e proprio inadempimento da parte dello Stato nei confronti di aziende che avevano pianificato investimenti in buona fede, ottenuto il via libera tecnico dal GSE, e si erano trovate escluse solo per ragioni burocratiche e di disponibilità di cassa.
A distanza di soli sette giorni, il Decreto Legge 3 aprile 2026, n. 42 ha corretto il tiro in modo sostanziale. La percentuale è stata portata all’89,77% dell’importo richiesto, e la dotazione complessiva è stata incrementata a 1.302,3 milioni di euro, attingendo agli stanziamenti della Legge di Bilancio 2026 per il piano Industria 4.0.
A partire dal 29 aprile 2026, le imprese che avevano presentato comunicazione di completamento degli investimenti e ricevuto dal GSE l’attestazione di conformità tecnica, ma erano state informate dell’esaurimento delle risorse, hanno iniziato a ricevere dal GSE la conferma del credito d’imposta spettante. La ricevuta è disponibile all’interno della piattaforma informatica Transizione 5.0 sul portale gse.it, nella sezione dedicata alla propria pratica.
Il codice tributo 7079 e come usarlo in compensazione
Per consentire alle imprese beneficiarie di utilizzare concretamente il credito compensativo, l’Agenzia delle Entrate ha istituito con la Risoluzione n. 14 del 16 aprile 2026 il codice tributo “7079”, denominato “Credito d’imposta – Transizione 5.0 – Articolo 8 del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38”.
Questo codice è distinto dal 7072 utilizzato per il credito d’imposta originario del piano Transizione 5.0. Si usa esclusivamente per compensare il credito riconosciuto alle imprese rimaste escluse per esaurimento dei fondi.
Le regole operative sono le seguenti:
- Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24
- Il modello F24 deve essere presentato entro il 31 dicembre 2026
- La presentazione deve avvenire unicamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena lo scarto dell’operazione
- L’Agenzia verifica la corrispondenza tra i dati indicati nel modello F24 e quelli trasmessi dal GSE
- L’agevolazione è riservata alle imprese che hanno già ricevuto dal GSE la comunicazione di ammissibilità tecnica degli investimenti
Un punto fondamentale: l’agevolazione non è automatica. Serve aver ricevuto specificamente dal GSE sia l’attestazione di ammissibilità tecnica sia la comunicazione di esaurimento delle risorse disponibili. Solo in presenza di entrambe le condizioni il credito viene riconosciuto.
Il nuovo iperammortamento 2026: come funziona e chi ne beneficia
Dal 1° gennaio 2026, per i nuovi investimenti, il sistema cambia radicalmente. La Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025), ai commi 427-436, ha introdotto il nuovo iperammortamento, che sostituisce sia il credito d’imposta Transizione 5.0 sia quello Industria 4.0. Non si tratta di un semplice aggiornamento: è un cambio di paradigma netto.
Il meccanismo non è più quello del credito d’imposta — che genera un vantaggio immediato e diretto sull’imposta dovuta — ma quello della maggiorazione del costo fiscalmente rilevante ai fini IRES e IRPEF. In pratica, l’impresa può dedurre quote di ammortamento calcolate su un costo maggiorato rispetto a quello effettivamente sostenuto. Il beneficio è quindi indiretto e si distribuisce nel tempo, lungo la vita utile del bene.
Chi può accedere all’iperammortamento 2026:
- Tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa residenti nel territorio dello Stato
- Stabili organizzazioni di soggetti non residenti
- Imprese di qualsiasi forma giuridica, dimensione e settore (con l’eccezione del settore agricolo, per cui è previsto un credito d’imposta ad hoc del 40%)
- Le imprese non devono trovarsi in stato di liquidazione, fallimento o essere oggetto di sanzioni interdittive
La misura si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, un arco temporale più ampio rispetto ai precedenti crediti d’imposta. Questo dà alle imprese più tempo per pianificare e realizzare gli investimenti.
Un cambiamento importante introdotto dal Decreto Fiscale (D.L. 38/2026): è stata soppressa la clausola che limitava l’iperammortamento ai soli beni prodotti in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o negli Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo. Le imprese possono quindi acquistare beni strumentali da qualsiasi paese senza perdere il beneficio.
Quali beni rientrano nell’iperammortamento: Allegati IV e V
Rispetto al passato, la Legge di Bilancio 2026 non rimanda più agli Allegati A e B della Legge 232/2016 (la vecchia Legge di Bilancio 2017 che aveva istituito il primo iperammortamento). Gli elenchi dei beni ammissibili sono ora riportati direttamente negli Allegati IV e V della manovra, con un aggiornamento che tiene conto delle tecnologie più recenti.
Allegato IV — Beni Materiali: macchinari, utensili e robot industriali controllati da sistemi computerizzati, interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Rientrano in questa categoria tutti i beni fisici funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale secondo il paradigma Industria 4.0. Tra le novità, rientrano anche i beni strumentali destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo — anche a distanza — inclusi gli impianti di stoccaggio. Per il fotovoltaico sono agevolabili solo determinate tipologie di moduli individuate dalla norma.
Allegato V — Beni Immateriali: software, piattaforme e applicazioni di sistema necessari alla gestione digitale e interconnessi al sistema aziendale. La lista include soluzioni legate all’intelligenza artificiale, all’automazione avanzata, alla connettività, alla cybersecurity e alla sostenibilità energetica — tecnologie che nei precedenti allegati non erano esplicitamente previste.
Il requisito dell’interconnessione è fondamentale: il bene deve essere collegato al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura, e deve rispettare alcune specifiche tecniche. Questo requisito è invariato rispetto al passato e rimane uno dei punti più delicati in sede di verifica documentale.
I beni devono essere nuovi, destinati a strutture produttive situate in Italia e strumentali all’attività dell’impresa richiedente. Non sono agevolabili i beni ubicati all’estero, anche se appartenenti alla stessa impresa, né i beni affittati a terzi, salvo che l’attività principale dell’azienda sia la locazione o il noleggio operativo.
Le percentuali di maggiorazione e come si calcola il beneficio
Il meccanismo di calcolo è diverso da quello del credito d’imposta. Non c’è un beneficio diretto sull’imposta dovuta: la maggiorazione si applica al costo del bene, aumentando la base su cui si calcola l’ammortamento deducibile. Più è alto il costo del bene, più è alta la quota di ammortamento che si può dedurre ogni anno.
Le percentuali di maggiorazione previste dalla Legge di Bilancio 2026 sono:
- +180% per la quota di investimento fino a 2,5 milioni di euro
- +100% per la quota di investimento oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro
- +50% per la quota di investimento oltre 10 milioni e fino a 20 milioni di euro
Esempio pratico: un’impresa acquista un macchinario interconnesso del valore di 1 milione di euro. Con la maggiorazione del 180%, il costo fiscalmente riconosciuto diventa 2,8 milioni di euro (1 milione + 1,8 milioni di maggiorazione). Le quote di ammortamento annuali vengono calcolate su questo importo maggiorato, riducendo l’imponibile fiscale in misura proporzionale.
Il risparmio fiscale effettivo dipende quindi dall’aliquota IRES (attualmente 24%) o IRPEF applicabile all’impresa, e dalla durata dell’ammortamento del bene. Per un macchinario con aliquota di ammortamento del 10% e IRES al 24%, la maggiorazione del 180% su 1 milione genera un risparmio fiscale aggiuntivo di circa 43.200 euro all’anno per 10 anni — pari a 432.000 euro totali. Rispetto a un credito d’imposta che agisce immediatamente, il beneficio è spalmato nel tempo, ma su importi elevati può risultare equivalente o superiore.
Credito d’imposta vs iperammortamento: le differenze che contano
Per un’impresa che deve decidere come muoversi nel 2026, capire le differenze tra i due strumenti è essenziale. Non si tratta solo di una questione tecnica: cambiano i tempi del beneficio, i requisiti documentali, e l’impatto sul cash flow.
Credito d’imposta (vecchio sistema Transizione 5.0 e 4.0):
- Il beneficio è diretto: riduce immediatamente l’imposta dovuta tramite compensazione F24
- È visibile e misurabile fin dal momento della comunicazione di ammissibilità del GSE
- Richiede la certificazione energetica (nel caso di Transizione 5.0) per attestare la riduzione dei consumi
- Non sono stati cumulabili Transizione 4.0 e 5.0 per gli stessi beni
- Era soggetto a esaurimento delle risorse: primo arrivato, primo servito
Iperammortamento (nuovo sistema 2026):
- Il beneficio è indiretto: aumenta la deducibilità fiscale distribuita negli anni di vita del bene
- Non c’è un fondo limitato che si può esaurire: il beneficio spetta a tutte le imprese che rispettano i requisiti
- Non richiede la certificazione di riduzione dei consumi energetici (Transizione 5.0 la richiedeva)
- Richiede però la certificazione dell’interconnessione del bene al sistema produttivo
- Si applica a investimenti dal 2026 al 30 settembre 2028: c’è più tempo per pianificare
- I beni possono essere acquistati in qualsiasi paese (soppressa la clausola Made in UE)
In sintesi: il credito d’imposta favorisce le imprese con immediata necessità di liquidità, perché riduce le tasse nell’anno corrente. L’iperammortamento è più adatto a una pianificazione fiscale strutturata su più anni, e non corre il rischio di essere tagliato per mancanza di fondi. Per molte PMI la differenza è sostanziale, e vale la pena valutarla con il proprio commercialista prima di fare investimenti rilevanti.
Le scadenze da non perdere nel 2026
Il 2026 è un anno pieno di scadenze operative legate a Transizione 5.0. Ecco quelle principali da tenere segnate:
- 28 febbraio 2026 — termine ultimo per la presentazione della comunicazione di completamento degli investimenti relativi al vecchio credito d’imposta Transizione 5.0 (già scaduto)
- 29 aprile 2026 — data di avvio delle comunicazioni del GSE alle imprese con investimenti tecnicamente ammissibili e rimaste escluse per esaurimento fondi
- 31 dicembre 2026 — termine ultimo per utilizzare in compensazione il credito d’imposta riconosciuto tramite codice tributo 7079 (per le imprese escluse che hanno ricevuto il riconoscimento)
- Dal 2026 al 2030 — utilizzo delle quote annuali del credito residuo Transizione 5.0 originario (codice tributo 7072) per chi ha completato gli investimenti entro il 2025
- 30 settembre 2028 — termine ultimo per effettuare gli investimenti agevolabili con il nuovo iperammortamento introdotto dalla Legge di Bilancio 2026
Cosa fare adesso se sei un’impresa
In base alla situazione in cui ti trovi, le azioni da intraprendere sono diverse.
Se hai già completato investimenti Transizione 5.0 entro il 2025: verifica nel tuo cassetto fiscale le quote annuali del credito residuo disponibili dal 2026 al 2030. Assicurati che la rendicontazione sia in ordine e che il tuo consulente sia al corrente dei codici tributo corretti da utilizzare nel modello F24.
Se sei stata esclusa per esaurimento dei fondi ma hai ricevuto l’attestazione tecnica dal GSE: controlla la piattaforma informatica Transizione 5.0 sul portale gse.it per verificare se hai ricevuto la comunicazione di riconoscimento del credito compensativo. Se sì, puoi utilizzarlo in compensazione tramite il codice tributo 7079 entro il 31 dicembre 2026. La finestra temporale è stretta.
Se stai pianificando nuovi investimenti in tecnologia e digitalizzazione: il vecchio credito d’imposta non è più disponibile per i nuovi investimenti. Lo strumento applicabile è il nuovo iperammortamento, che copre investimenti dal 2026 al 30 settembre 2028. Verifica che i beni che intendi acquistare rientrino negli Allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026, e che rispettino il requisito di interconnessione al sistema produttivo. Attendi la pubblicazione del decreto attuativo MEF-MIMIT — ancora in bozza al momento di questo articolo — per avere le indicazioni operative definitive.
In ogni caso: affidati a un commercialista o a un consulente di finanza agevolata per valutare la tua situazione specifica. La normativa in questo campo è cambiata rapidamente e più volte nell’arco di pochi mesi. Le decisioni basate su informazioni non aggiornate possono costare caro.
Fonti ufficiali
- Ministero delle Imprese e del Made in Italy — Piano Transizione 5.0
- MIMIT — Avviso 29 aprile 2026: pratiche tecnicamente ammissibili
- Fisco Oggi — Nuovo codice tributo 7079 per il credito Transizione 5.0
- Fisco Oggi — Come utilizzare il credito d’imposta in compensazione
- FiscoeTasse — Iperammortamento 2026: guida completa
- Artser — Iperammortamento 2026: chi può accedere e come funziona
- BibLus — Nuovo Transizione 5.0 per il 2026: come accedere all’iperammortamento
- Informazione Fiscale — Il credito d’imposta che salva il bonus Transizione 5.0
- IPSOA — Condizioni e adempimenti per la fruizione del bonus Transizione 5.0
- GSE — Gestore dei Servizi Energetici, piattaforma Transizione 5.0
NOTA: Questa rubrica di Tuono è realizzata in autonomia dalla nostra redazione A.I. che quotidianamente ricerca ed elabora le news più importanti nel mondo dell’imprenditoria.

